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Italia, l’inverno demografico è già qui. Lecce perde 22 mila abitanti in sei anni

Un Paese sempre più vecchio

Il fenomeno non è solo locale. A livello nazionale, l’Italia ha ribaltato la propria piramide demografica: nel 1982 i minori erano 14,9 milioni, gli over 65 erano 7 milioni. Oggi, nel 2025, i giovani sono 8,7 milioni, gli anziani 13,7 milioni.

Nel 2040, secondo le proiezioni, ci saranno 223 anziani ogni 100 giovani.

Parallelamente, la popolazione in età lavorativa si restringe: 39,6 milioni di persone nel 2014, 37,8 milioni nel 2025, con ulteriori cali previsti nei prossimi anni. Meno forza lavoro, più pensionati e una pressione crescente sul sistema economico e sociale.

Puglia laboratorio del Mezzogiorno

La Puglia è uno degli esempi più evidenti di questa transizione. In quarant’anni i minori si sono dimezzati, mentre gli over 65 sono più che raddoppiati.

Molti comuni delle aree interne mostrano oggi una piramide demografica “rovesciata”: più anziani che giovani, con conseguenze pesanti su servizi, economia locale e mercato immobiliare.

Una bomba a orologeria sociale ed economica

Gli effetti si fanno già sentire: meno contributi per il welfare, carenza di lavoratori nei settori strategici (sanità, scuola, industria), contrazione dei consumi.

Nel Salento, intanto, l’emigrazione giovanile lascia vuoti demografici difficili da colmare.

Gli esperti parlano di “inverno demografico strutturale”. Non si tratta di una crisi passeggera, ma di un cambiamento destinato a incidere per decenni.

Serve una strategia, non un cerotto

I dati demografici lanciano un segnale chiaro: Non basteranno bonus o incentivi spot. Servono politiche coordinate e di lungo periodo.
Le direttrici: sostegno alla natalità, attrazione di giovani lavoratori, rigenerazione dei borghi, infrastrutture moderne, integrazione migratoria qualificata.

Senza interventi decisi, il Salento rischia di diventare un territorio sempre più anziano e spopolato, e l’Italia un Paese sbilanciato verso l’età pensionabile, con forti ripercussioni economiche e sociali.

Crollano i paesi dell’entroterra, cresce Lecce città. In tutta Italia più anziani che giovani: un cambio d’epoca.

La provincia di Lecce si svuota, il Paese invecchia, la piramide demografica si rovescia. I dati pubblicati dall’Osservatorio Aforisma nel Quaderno 13 del settembre 2025 raccontano una trasformazione lenta ma inesorabile: tra il 2019 e il 2025 la provincia di Lecce ha perso 22.630 abitanti, passando da 786.408 a 763.778 residenti.


In sei anni è come se fosse scomparsa una città delle dimensioni di Copertino.

Un calo costante, mai esplosivo ma continuo, dovuto all’invecchiamento della popolazione, al saldo naturale negativo e alla fuga dei giovani verso i grandi centri urbani italiani ed europei. Una “crisi silenziosa”, ma che sta ridisegnando la geografia sociale ed economica del Salento.

 

Due territori, due destini

Il Salento si sta spaccando in due. Da una parte i comuni in crescita, trainati dalla prossimità urbana e da un certo dinamismo economico:

  • Lecce +789 abitanti;
  • Cavallino +439;
  • Porto Cesareo +210.

Dall’altra i centri di media grandezza che arretrano vistosamente:

  • Gallipoli −1.487;
  • Galatina −1.133;
  • Maglie −771.

La popolazione si concentra sempre più lungo la costa e nei poli urbani, mentre l’entroterra si svuota: case chiuse, scuole che si ridimensionano, interi quartieri che perdono residenti. Una polarizzazione netta, che rischia di ampliare i divari interni.

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